I ministri dell'Economia e del Lavoro hanno anticipato
le iniziative sui sistemi previdenziali anche privatizzati
 
Tremonti e Maroni: libertà di cumulo
Inpgi nel panico: per noi sarà il crack
 
Frattanto l'Istituto porta a 15 milioni la somma esente cumulabile a favore
di chi ha la pensione di vecchiaia anticipata o la pensione di anzianità
 
di Franco Abruzzo*
 
Nei programmi del Ministero Berlusconi rientra l'abolizione integrale del
divieto di cumulo tra pensione e redditi di lavoro (autonomo e dipendente).
E' un evento, questo, vissuto con panico nell'Inpgi: un recentissimo studio
attuariale paventa il crack dell'Istituto. Il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, ascoltato il 4 luglio dalle commissioni Finanze di Camera e
Senato, ha spiegato che «quest'operazione si può in qualche modo connettere
con i progetti complessivi di emersione contenuti nella manovra dei cento
giorni». La legge n. 388/2001 (Finanziaria 2001) ha introdotto una nuova
modifica al divieto di cumulo, portando al 70% la cumulabilità tra pensioni
di anzianità e redditi di lavoro autonomo o dipendenti, mentre le pensioni
di vecchiaia e quelle liquidate con anzianità contributiva pari o superiore
a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi di lavoro sia autonomo
che dipendente. Con il prossimo intervento, verrebbe meno anche l'ultimo
divieto. e le regole sono estese automaticamente anche alle casse
privatizzate, che svolgono funzioni sostitutive (come l'Inpgi) nei riguardi
dell'Inps. Il 5 luglio, a margine dell'assemblea annuale di Confcommercio,
il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha confermato che «il Governo
abolirà il divieto di cumulo». Il cerchio si chiude.
Nelle stesse ore la libertà di cumulo tra pensione redditi da lavoro
dipendente e autonomo è sbarcata anche nel pianeta Inpgi, ma riguarda solo i
titolari di pensione di vecchiaia (con 40 anni di contributi). La novità è
contenuta nella delibera approvata il 4 luglio dal Consiglio generale dell'
Istituto, che ha modificato l'articolo 15 del suo Regolamento. Il 15 è l'
articolo sulla disciplina del cumulo tra pensioni e redditi da lavoro
dipendente e autonomo. Il Consiglio ha stabilito, inoltre, che «il
trattamento pensionistico di vecchiaia anticipata è cumulabile con i
redditi da lavoro autonomo e dipendente fino al limite massimo di 15
milioni» (rivalutati ogni anno in base agli indici Istat). Chi ha una
pensione di anzianità può cumulare fino a 15 milioni a patto che siano
soltanto redditi di lavoro autonomo. La somma dei 15 milioni, a differenza
del passato (quando il tetto cumulabile era di 9,6 milioni), è esente.
Queste le novità (in vigore dal 1° gennaio 2001 una volta ratificati dai
ministeri vigilanti del Tesoro e del Lavoro):
· Le pensioni di vecchiaia sono cumulabili con i redditi da lavoro autonomo
e dipendente nella loro interezza.
· Il trattamento pensionistico di vecchiaia anticipata è cumulabile con i
redditi da lavoro autonomo e dipendente fino al limite massimo di 15
milioni. La quota di reddito eccedente tale limite è incumulabile fino a
concorrenza del 50% del predetto trattamento pensionistico, al netto della
quota cumulabile.
· Le pensioni di anzianità non sono cumulabili con i redditi da lavoro
dipendente nella loro ínterezza. Sono, invece, cumulabili con quelli da
lavoro autonomo fino al limite massimo dei quindici milioni. La quota di
reddito eccedente tale limite è incumulabile fino a concorrenza del 50% del
predetto trattamento pensionistico, al netto della quota cumulabile.
· II limite di quindici milioni è rivalutato ogni anno secondo i
coefficienti Istat.
· Le pensioni di anzianità sono equiparate, agli effetti del cumulo, alle
pensioni di vecchiaia quando i titolari compiono l'età prevista per le
pensioni di vecchiaia ovvero quando sono state liquidate con almeno 40 anni
di contribuzione.
· La disciplina vigente per le pensioni di vecchiaia anticipata si applica
anche nel casi di cumulo della pensione di invalidità con i redditi di
lavoro autonomo e con i redditi di lavoro dipendente di natura non
giornalistica.
· Ai trattamenti pensionistici liquidati ai sensi dell'articolo 37
(prepensionamenti, ndr) della legge 416/1981, agli effetti del cumulo, si
applicano le precedenti disposizioni vigenti per le pensioni di anzianità.
Le preoccupazioni per l'Inpgi nascono, però, dalla relazione di Roberto
Ercole (consulente attuariale e previdenziale) al quale è stato «chiesto di
valutare cosa accadrebbe se le norme sul cumulo (di cui alla legge 388/2000,
ndr) fossero recepite nell'ambito del trattamento previdenziale garantito
dall'Inpgi». Ercole scrive che «appare imprudente introdurre
nell'Ordinamento norme che possano indurre una accelerazione della
propensione al pensionamento le quali hanno rilevanza notevole
sull'equilibrio tecnico gestionale».
Il ragionamento di Ercole non ammette aperture. Nella ipotesi di aumento
della "propensione a richiedere la pensione di anzianità" dall'attuale 15%
annuo degli aventi diritto al 50%, si avrebbe una perdita contributiva nel
quindicennio complessivamente stimabile in 208 miliardi di lire nonché
maggiori oneri per 458 miliardi di lire; una perdita patrimoniale a fine
periodo, comprensiva cioè anche dei mancati interessi, di 920 miliardi di
lire; un dimezzamento circa dell'avanzo previsto a fine periodo che
passerebbe da 2.141 miliardi di lire a 1.223 miliardi.
Nella ipotesi, invece, di aumento della propensione alla pensione di
anzianità al 70%, si avrebbe una perdita contributiva nel quindicennio
complessivamente stimabile in 258 miliardi di lire nonché maggiori oneri per
595 miliardi di lire; una perdita patrimoniale a fine periodo, comprensiva
cioè anche dei mancati interessi, di 1.182 miliardi di lire; un dimezzamento
circa dell'avanzo previsto a fine periodo che passerebbe da 2.141 miliardi
di lire a 959 miliardi. In sostanza sarebbe il crack per l'Istituto.
L'Inpgi, però, non è paragonabile alle altre Casse, le quali non hanno
disoccupati, prepensionati, cassaintegrati. E' il momento di ripensare la
scelta del 1995 e di dare all'Inpgi di nuovo una veste pubblica come l'
Inpdai, che ha operato un dietrofront clamoroso nel 1995-96, quando 7 suoi
iscritti erano membri del Governo Dini.
* Presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia