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La legge sul conflitto di interessi avrebbe dovuto già essere approvata da quel dì. E' chiaro che chi spinge ora sull'acceleratore offre il fianco alle critiche di chi, bene o male, quella legge ha proposto, ossia il più diretto interessato, vale a dire l'on. Berlusconi. Difficilmente potrà passare in Senato la proposta dell'on. Veltroni per l'aggiunta di un articolo che preveda la incompatibilità con la carica di Presidente del Consiglio per chi possiede imperi economici. Ma ve lo immaginate veramente il Cavaliere che, forte di un ancora ipotetico consenso elettorale, decide di dismettere tutta la sua fortuna pur di tornare a sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi? E' vero che il potere, quando piace, può anche non andare a braccetto con i soldi. Ma sullo sterco del diavolo quanti sono disposti a sputare senza battere ciglio?
R.Fiorilla, Roma
Qualche mese fa un benpensante di mia conoscenza mi ha definito "comunista" (ovvero difensore delle tesi nefaste del socialismo reale in un recente passato foriero di truci tirannidi) solo perchè ho osato sostenere che in un paese civile chi è concessionario di rilevanti concessioni dello Stato (come sono quelle relative alla gestione di tre reti televisive) non può pretendere di candidarsi alla guida del governo del paese. A me sembrava di esprimere una preoccupazione di legalità democratica. Comunque - con buona pace del mio censore - comunista non sono ora e non sono mai stato in passato. Tutt'altro. E mi ha confortato leggere sul "Corriere della Sera" del dottor Romiti (anche loro giornale ed editore comunisti ?) un editoriale del professor Giovanni Sartori che polemizza, a proposito del conflitto di interessi, con gli acritici sostenitori del berlusconismo. "L'incompatibilità - scrive Sartori - nasce dal fatto che un giudice non può pretendere di essere anche giudice di sè stesso. Si tratta di un principio generale a fondamento di qualsiasi stato di diritto. E mi sia consentito di chiarire - per rispondere anche a un altro lettore di questa rubrica - che la legge sul cosiddetto "blind trust" proposta a suo tempo dal Cavaliere, rappresenta solo il maldestro tentativo di gettare fumo negli occhi agli italiani. Quindi quella "legge" non va bene, non può essere accettata. Il perchè lo ha precisato bene, ancora una volta, il professor Sartori: "nel caso di un impero mediatico, tutto imperniato su cose che si vedono e si sanno, un blind trust diventa trasparente, trasparentissimo. In materia di tasse, concessioni di etere, telefonini e quant'altro, Berlusconi non avrebbe bisogno di sapere nulla da un suo fiduciario (al quale per legge sarebbe stata trasferita la titolarità delle concessioni ottenute dalla sua azienda). Egli è un "cieco" che vede e che sa già da sé cosa gli conviene. E se gli diamo il potere di decidere sui suoi interessi, anche lui è un essere umano, e quindi li servirebbe". Quindi, per concludere, sono convinto che occorra procedere con urgenza al varo di una legge equa che tuteli veramente gli interessi del paese. "Un conflitto di interessi - come dice Sartori - non sparisce se viene camuffato. Se c'è, c'è. E aiutare a camuffarlo è aiutare ad aggravarlo".
Ginio Cosuida, Rapallo
Quando si vota per rinnovare province e regioni, i risultati riguardano solo province e regioni. In Italia, l'arroganza della Destra pretende invece di introdurre un automatismo assurdo, secondo il quale l'esito di una consultazione amministrativa debba necessariamente coinvolgere il governo del paese. Ma allora perchè la costituzione afferma che i governi debbano durare cinque anni e che solo dopo quel lasso di tempo i citttadini vengano chiamati alle urne per rinnovare le Camere? La risposta è implicita alla logica della norma. Berlusconi e soci, dunque, commettono una grave scorrettezza e dimostrano scarso senso della democrazia quando insistono nel chiedere la testa del presidente del consiglio in presenza di un esito elettorale amministrativo (come è accaduto il 16 aprile scorso) a loro parzialmente favorevole. E quel che ancora di più mi meraviglia è che il capo del Governo, ovvero Massimo D'Alema, abbia avvertito la necessità di farsi da parte solo perchè la sua coalizione non era risultata vittoriosa alle elezioni regionali. Curioso modo di concepire il corretto svolgimento della vita istituzionale!
Cesare Danieli, Milano.
Non c'è nulla d'illegittimo nel governo Amato. Si può discutere politicamente della sua forza, ma non del suo pieno diritto a governare. Ha fatto bene il Presidente della Repubblica a non sottomettersi alle pressioni dell'opposizione che, all'indomani delle regionali, chiedeva a gran voce lo scioglimento delle camere. La Costituzione impone al Capo dello Stato, prima di indire nuove elezioni, di verificare se un governo ha ancora in Parlamento i numeri per ottenere la fiducia. Procedura che Ciampi ha correttamente seguito. I parlamentari italiani sono eletti senza vincolo di mandato (il che ha consentito ad alcuni deputati e senatori, per quanto la cosa sia deprecabile, il passaggio da un gruppo politico ad un altro) e pertanto le maggioranze che si determinano negli emicicli sono incensurabili. Il Polo quindi, pur esercitando la libertà di critica, non ha alcuna voce in capitolo per delegittimare la fiducia espressa dalle camere al governo. Il chiasso sollevato dal Polo è quindi da attribuirsi a pura demagogia. Rodolfo Fiorilla. Roma
Poveri automobilisti. E poveri pedoni sempre più bistrattati e sottoposti a un indecoroso taglieggiamento (almeno i primi) da parte delle amministrazioni pubbliche. I comuni, a fronte del gigantesco incremento della motorizzazione privata, non hanno provveduto a creare adeguati posteggi ai margini della città (gratuiti si intende, che il pesante fardello delle tasse deve essere già abbondantemente sufficiente a finanziare i servizi), nè hanno provveduto a modernizzare il trasporto urbano, potenziandolo, in modo da garantire frequenze adeguate dei mezzi e mobilità in tempi ragionevolmente brevi. E, come se ciò non bastasse, hanno pensato bene di pesare sui possessori di automobili annullando tutti gli spazi di posteggio libero in città (non già per liberare strade e piazze da migliaia di veicoli), bensi trasformando le strisce bianche della segnaletica orizzontate in strisce blu, ovvero a pagamento. Per giunta con quali tariffe! Il caso limite e più scandaloso, dopo Milano ed altre grandi città, è quello di Pavia che ha di fatto annullato il posteggio libero in città imponendo gravosi balzelli. Per evitare i quali centinaia di pendolari, ogni mattina, posteggiano le auto nelle zone al di fuori della cinta urbana ma più prossima al centro, con il risultato che marciapiedi e spiazzi sono ormai invasi dai veicoli costringendo i pedoni a camminare, con grave rischio personale, in mezzo alla strada. Basti dare un'occhiata alla zona adicente a piazza Eamanuele Filiberto per rendersene conto. E alle auto, dulcis in fundo, si uniscono ad ingombrare i marciapiedi anche i cassonetti della spazzatura e le gigantesche campane contenitrici di vetro.Mentre il centro storico è ugualmente congestionato dalle grosse vetture di chi non ha difficoltà a pagare il...pedaggio!
Giacomo Feliciano. Pavia
Quel che conta è raccogliere denaro. Non importa che il buon nome di una località turistica come Rapallo risulti definitivamente compromesso da una politica del traffico assurda e irragionevole e che migliaia di turisti, potenziali clienti della famosa località della Riviera, decidano di passare oltre! E che il centro cittadino subisca gravi contraccolpi, sotto il profilo della congestione, da costringere i pedoni a pericolose gincane tra centinaia di veicoli in transito (senza contare l'inquinamento prodotto dagli scappamenti delle auto costrette a blocchi improvvisi e a rallentamenti). L'inconveniente generato dall'angustia dello spazio transitabile, viene aggravato da insensati provvedimenti ormai all'ordine del giorno e decisi dalla amministrazione comunale che agisce come se il problmea di cui si è detto non esistesse. Durante l'arco dell'anno, infatti, si concede spazio a decine di manifestazioni che impongono la chiusura completa del lungomare, unica valvola di sfogo del transito, in alternativa al percorso interno al paese. A Cominciare dal Carnevale dei bambini, per proseguire con le corse ciclistiche, con le gare di regolarità motociclistiche che richiamano centauri provenienti da tutti i paesi europei (immaginate il caos!), con la mostra canina che convoca migliaia di persone - e di cani - da tutta Italia (tutti automontati), con le regate veliche che richiedono l'interdizione dei pochi spazi di posteggio da riservare ai concorrenti, per finire - come se non bastasse - agli show delle case automobilistiche italiane e stranierre che chiedono e ottengono regolarmente la chiusura della passeggiata a mare per l'esposizione e i caroselli dei loro prototipi, attuali e...d'epoca. Mentre vigili (poco urbani in verità) imperversano con il libretto delle contravvenzioni. E come se tutto ciò non bastasse si continuano ad elimianre i parcheggi gratuti,installando diaboliche macchinette a pagamento adanno delle tasche dei turisti automontati. Da ultimo si è provveduto ad imporre il balzello sul lungomare, nella zona di fornte all'Hotel Europa. E il comodo parcheggio di piazza Garibaldi (utile per brevi soste tali da consentire la spesa in centro) è stato eliminato.
Luciano Bruzzini. Rapallo