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Mohammed VI ha coronato con successo la sua prima visita in Italia. Ha infatti ottenuto dal governo italiano la cancellazione di oltre 200 miliardi di debiti e un esplicito impegno del presidente del Consiglio D'Alema a "consolidare l'Accordo di associazione per rendere il rapporto fra Marocco e Unione europea profondo e irreversibile nella prospettiva della creazione di un'area di libero scambio entro il 2010". Restano sul tappeto altri problemi come quelli relativi all'immigrazione marocchina in Italia. E a questo proiposito il giovane re si è a lungo soffermato sulla situazione dei 170 mila immigrati suoi connazionali,chiedendo senza mezzi termini di "assicurare e garantire loro le condizioni di una vita dignitosa e tranquilla per questa comunità, al riparo da ogni atto di violenza, di razzismo e xenofobia". Ecco come i problemi dell'oggi, quali la lotta ai traffici illeciti e all'immigrazione clandestina, quelli che probabilmente influenzano più direttamente l'opinione pubblica italiana, sono venuti alla ribalta con forza. Ma intanto il re - come si è detto - ha raccolto un importante successo economico. Il Marocco è stato il beneficiario del primo accordo di riconversione del debito in crediti di aiuto per realizzare progetti di sviluppo economico e di protezione ambientale.L'intesa riguarda un terzo del debito pubblico del Marocco con l'Italia che ammonta a circa 640 miliardi di lire. Il protocollo sottoscritto ieri dal ministro degli Esteri Dini e dal collega marocchino Mohammed Benaissa, impegna ilMarocco ad assicurare l'equivalente della somma condonata, 200 miliardi di lire, in valuta locale per la realizzazione di progetti concordati su base bilaterale e che saranno verificati semestralmente. Tale meccanismo rappresenta il modello che l'Italia intende perseguire per la conversione dei debiti con gli altri paesi in via di sviluppo che ammontano a 6 mila miliardi di lire. Nell'incontro a Villa Madama, inoltre, D'Alema ha assicurato al re che l' Italia "non lascerà senza adeguate risposte le legittime attese del Regno per una cooperazione sempre più stretta ed intensa con l'Unione europea".
RABAT. La svolta democratica l'ha impressa il vecchio Re Hassan II°, due anni prima di morire , nel suo letto, e non per mano di qualche sicario dell'opposizione come la sfilza di attentati, tutti andati a vuoto, avrebbe potuto lasciar prevedere. Miracolosamente sfuggito ad una serie di complotti diretti a rovesciare la monarchia, Hassan II° si era attirato la baraka, ossia, nell'immaginario popolare, una protezione divina che lo rendeva invulnerabile e gli consentiva di continuare a governare con pugno di ferro. Forse perché non giudicava maturi i tempi per passare da un assolutismo mascherato ad un'autentica monarchia costituzionale, il vecchio Re aveva lasciato scorrere parecchi anni prima di procedere ad una riforma della Costituzione in senso democratico, approvata per via referendaria nel settembre del 1996. Da quel momento si può dire che il Marocco abbia voltato pagina e seppellito l'immagine di un torbido passato politico. La pacificazione del paese ha comportato anzitutto il rientro in patria di numerosi esiliati (un centinaio secondo le stime ufficiali, senza contare gli "scomparsi" che sarebbero molti di più) e lo svuotamento della carceri dove erano state condannate a languire, in prigioni tutt'altro che confortevoli, altre centinaia di persone tra cui uomini politici di primo piano dei partiti dopposizione. Basti pensare che l'attuale primo ministro, Abderrahman Youssoufi, in carica dal febbraio del 1998, è il leader del partito socialista marocchino, un tempo messo al bando dal regime. Accusato di complotto contro la monarchia, condannato a 2 anni di prigione, graziato e fuggito in esilio, da dove è rientrato dopo 15 anni, Youssoufi è oggi l'uomo di punta della svolta democratica in atto nel paese. Tanto che il nuovo sovrano, Mohammed VI°, salito al trono nel luglio del 1999 all'età di 36 anni, lo ha immediatamente riconfermato al suo posto. La transizione monarchica si è rivelata morbida, nessun terremoto ha scosso il paese all'indomani della morte di Hassan II°, nessun mutamento di rotta si è prodotto nell'indirizzo politico, nessuno sconvolgimento nelle alte cariche dello Stato se si eccettua il licenziamento del vecchio ministro degli interni, Driss Baasri, per un ventennio potentissimo e temuto uomo ombra di Hassan II°. Occorre ricordare che è il Re a nominare il Primo Ministro e, su sua designazione, ad approvare la lista dei ministri, salvo che per tre dicasteri, Interni, Giustizia ed affari Esteri, la cui scelta rientra nelle prerogative reali. Una precauzione che garantisce al sovrano un controllo diretto e fiduciario delle persone destinate a ricoprire i posti chiave nel governo, che è responsabile non solo davanti al Re ma anche al Parlamento, basato sul sistema bicamerale (Camera dei Rappresentanti e Camera dei Consiglieri o Senatori). L'ascesa al trono del giovane Re Mohammed VI° è stata salutata con grandi ovazioni dal popolo marocchino, da sempre custode del culto monarchico che affonda le sue radici, per quanto riguarda la casa regnante degli Alauiti, in oltre due secoli di storia. E ancora presto per giudicare l'impronta che il nuovo sovrano si propone di dare al paese. Ma, stando al primo impatto, la svolta che Mohammed VI° ha dimostrato di voler imprimere al paese è quella di dedicare maggiore attenzione ai bisogni dei sudditi più sfortunati, agli handicappati, al rispetto della dignità della donna, spesso relegata dalla tradizione nei ranghi inferiori della società, alla difesa dei diritti dell'uomo più volte duramente calpestati in passato, alla lotta contro la corruzione dilagante in ogni settore, al riconoscimento dei meriti individuali e, più in generale, alla crescita economica della nazione che ha sempre guardato all'Occidente, e all'Europa in particolare, con grande fiducia e spirito di collaborazione. Questi gli obbiettivi che si desumono dai primi discorsi e dagli interventi in pubblico del giovane Re che già, per voce di popolo, è stato soprannominato "Re dei poveri". E non soltanto nelle intenzioni, ma nei fatti della quotidianità. Non passa giorno che, uscendo dalla sua villa di Salè , alle porte della capitale (Mohammed VI° non ha voluto trasferirsi nel Palazzo Reale di Rabat , abituale residenza del padre, dove si reca soltanto per il disbrigo degli affari del regno) egli non trovi ad attenderlo una piccola folla di persone. Sono lì per applaudirlo, per fargli festa, per benedirlo e cè chi arriva a tendergli la mano nella quale il "Malik" lascia generosamente cadere alcune monete. Nelle ricorrenze religiose, all'ingresso dei palazzi delle città imperiali, vengono imbandite mense per i poveri. Non cè supplica che, in un modo o nell'altro, non arrivi sul suo tavolo di lavoro. Non cè problema che lo scoraggi o lo induca a desistere dall'affrontarlo. Se ne avesse il potere (ma anche un Re sa di doversi arrendere davanti al destino) chiederebbe al cielo il miracolo di mandare la pioggia per salvare il paese dal flagello della siccità che, mai come quest'anno, ha inaridito la terra marocchina con conseguenze catastrofiche per l'agricoltura. A tutt'oggi, nonostante gli sforzi per incrementare lo sviluppo industriale, il Marocco rimane un paese a vocazione agricola e i prodotti della terra servono a sfamare oltre metà della popolazione che, su 28 milioni di abitanti, ha oggi meno di vent'anni. Si calcola che in attività lavorativa siano in 4 milioni e 200 mila, di cui a malapena il 50% è in grado di pagare le tasse. L'agricoltura rappresenta il 20 % del Prodotto interno lordo e un anno di siccità basta a mettere in ginocchio il paese alle prese con un debito estero che si va facendo sempre più insostenibile e che, con i suoi attuali 17 miliardi di dollari (fino a sei anni fa ammontava a 22 miliardi), assorbe più del 30 % del bilancio nazionale. Un bilancio che si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari (la metà , viene fatto l'esempio, di quello di una regione spagnola come l'Andalusia), e di cui il 52 % serve per far funzionare lo Stato. Tolta la parte del debito, non rimane che un 18 % di risorse per coprire il restante fabbisogno del paese. Bastano questi pochi dati per avere un'idea delle enormi difficoltà cui il Marocco deve far fronte, senza poter contare su alcuna risorsa naturale all'infuori dei fosfati, il cui prezzo di mercato è diventato meno remunerativo che nel passato. Niente petrolio (le ricerche condotte per anni anche dall'ENI nel sud sahariano non hanno prodotto alcun risultato), niente minerali preziosi, solo il prodotto di una terra generosa ma che in anni di siccità non consente di raccogliere nemmeno la paglia. Cè da chiedersi allora come riesca a sopravvivere una nazione dove il numero dei poveri supera i 4 milioni di individui ed il tasso di disoccupazione è tra il l6 e il 20 % della popolazione, con punte che, in alcune zone del paese, toccano il 30 %. L'analfabetismo, che si cerca di combattere con ogni mezzo, e che è difficilissimo da sradicare data la difficoltà di organizzare centri scolastici nei villaggi più sperduti nelle campagne, è tuttora tra il 40 e il 45 % con punte che arrivano al 90% nella componente femminile. Il Marocco ha di fronte a sé alcune scelte fondamentali che, nella politica del governo, si chiamano privatizzazioni, investimenti industriali, creazione di nuove infrastrutture.
La ricerca di nuove forme di sviluppo
Il crescente esodo dalle campagne verso le città (Casablanca è oggi una megalopoli che attrae centinaia di persone ogni giorno, per lo più destinate ad alimentare la massa dei disoccupati o dei sottoccupati) sta creando notevoli problemi al governo marocchino che non ha strumenti sufficienti per porre un freno alle migrazioni interne e mal riesce a controllare il flusso di quanti decidono di espatriare alla ricerca di un lavoro per sfamare se stessi e le famiglie rimaste a casa. Si calcola che almeno due milioni di marocchini vivano oggi all'estero, emigrati soprattutto in Europa e distribuiti principalmente in Francia, Spagna e Italia. Le loro rimesse vengono considerate vitali per il paese dato che, a conti fatti, risultano pari, o quasi, all'ammontare di tutto l'export commerciale marocchino. Stime ufficiose indicano in l50 mila i marocchini emigrati in Italia (fonti italiane parlano di l80 mila). Sono 112 mila quelli censiti e considerati in situazione regolare. Rimane quindi una larga fascia di clandestinità che non va comunque considerata stanziale in quanto dall'Italia si verifica un esodo ulteriore di marocchini, difficilmente controllabile, verso altri paesi dell'Unione Europea. La quota che il governo italiano assegna all'immigrazione marocchina è attualmente di 3000 unità all'anno. Per risanare le casse dello Stato il Marocco ha messo in moto un processo di privatizzazioni che ha sinora coinvolto 59 aziende per un ammontare di un miliardo e settecento milioni di dollari. Si tratta di un'esperienza riuscita, assicurano i responsabili di Rabat, e che ha preso il via ormai da un decennio. Tra i settori più dinamici cè quello delle telecomunicazioni (la privatizzazione di Maroc-Telecom è ormai in dirittura di arrivo con l'apporto di capitali esteri, anche italiani). La telefonia mobile sta registrando un autentico boom e la gente nei grandi centri urbani fa la coda davanti alle vetrine dei gestori per comprarsi il "portable". In tutto il paese circolano già 500 mila telefonini GSM mentre la telefonia fissa è arrivata a l500. In aprile è stato festeggiato il duemilionesimo abbonato. Si stima che la cifra sia destinata a raddoppiarsi in poco tempo. Anche per il Marocco, quindi, la new ecnomy è ormai alle porte. E sugli investimenti esteri che si punta maggiormente per dotare il paese di infrastrutture adeguate ad uno sviluppo coordinato sia nella crescita delle iniziative industriali e dell'imprenditorialità in genere sia nel settore delle grandi opere pubbliche (viabilità, trasporti,aree portuali marittime, reti di distribuzione idro-elettrica). Ed è ai paesi dell'Unione Europea che il Marocco guarda con sempre crescente interesse per attirare sempre maggiori capitali da investire in "joint venture" e in grandi opere infrastrutturali. All'inizio del 1966 è stato firmato l'accordo di associazione tra l'UE e il Marocco, che ha sostituito l'accordo di cooperazione stipulato vent'anni prima e che implica la pressoché totale liberalizzazione degli scambi con i paesi dell'Unione , con un abbattimento più o meno graduale, a seconda delle merci, delle barriere doganali. Mohammed VI° ha in più di unoccasione rilanciato la richiesta che il suo paese venga ammesso a pieno titolo in seno all'UE e ciò nello spirito di una nuova concezione dello sviluppo socio-economico dell'area mediterranea. Purtroppo, ci si lamenta a Rabat, il Maghreb, lacerato al suo interno, non riesce ancora a parlare all'Europa con una sola voce. E ciò costituisce un segno di debolezza , aggravata da vicende drammatiche come si è visto in Algeria. E con l'Algeria rimane in piedi, per il Marocco, il contenzioso sul Sahara occidentale per il quale si attende ancora il referendum dell'ONU che dovrà decidere il destino della terra contesa. Ma, sino ad oggi, non si è ancora riusciti a trovare un accordo sul numero e l'identità degli aventi diritto al voto referendario. La data del luglio di quest'anno indicata come possibile per lo svolgimento della consultazione rischia di finire alle calende greche.
La cooperazione tra Italia e Marocco
Il primo accordo di Cooperazione Tecnica ed Economica tra Italia e Marocco risale al 1961 e su di esso si basano a tutt'oggi le relazioni tra i due paesi nel campo degli aiuti allo sviluppo in settori prioritari come l'agricoltura, l'industria agroalimentare, la pesca e le strutture di base. Dopo un rallentamento dovuto alla riduzione dei fondi messi a disposizione dal governo italiano per la cooperazione allo sviluppo già dallo scorso anno si assiste ad una ripresa delle iniziative per venire incontro alle richieste di aiuti avanzate dal Marocco. Cè anzitutto la disponibilità dell'Italia a riconvertire parte dell'ammontare del debito pubblico marocchino verso il nostro paese, che assomma sinora a 336 miliardi di lire, in un fondo di contropartita in valuta locale che il governo di Rabat dovrebbe utilizzare per il finanziamento di progetti di sviluppo del paese. Il governo italiano chiede però che vengano fornite a tal fine precise garanzie sull'impiego di questi fondi da destinare allesecuzione di specifiche iniziative progettuali. Il debito marocchino riferito alla parte commerciale ammonta all'incirca a 1.500 miliardi di lire mentre rimane sempre negativo per il Marocco il saldo dell'interscambio. Nei primi nove mesi del 1999 le importazioni dall'Italia assommavano a 754,8 miliardi di lire contro un volume di esportazioni verso il nostro paese pari a 468,5 miliardi di lire. In Marocco figurano attualmente presenti 125 società italiane, o a capitale misto, che operano in diversi settori dell'industria meccanica, del tessile, delle costruzioni, del montaggio di automobili e delle attività turistiche. Il turismo, che rappresenta una delle grandi risorse del paese, meriterebbe maggiore attenzione da parte degli investitori esteri. Con i suoi 3000 chilometri di coste e la quantità inesauribile di bellezze paesaggistiche, l'Atlantico all'ovest, il Mediterraneo al Nord, le quattro catene di montagne ricche di cascate, le nevi perenni, i cedri secolari, la vastità degli aranceti, dei mandorleti e degli imponenti palmeti delle pianure, il Marocco è fra i paesi a vocazione turistica uno dei più suggestivi ed affascinanti. Il patrimonio storico delle sue città imperiali è tra i più interessanti e meglio conservati della civiltà islamica. L'ultimo grande monumento innalzato per i fedeli dell'Islam da Hassan II° è la grande moschea di Casablanca costruita sull'oceano con un impiego di mezzi e mano dopera impressionante. La sua sala di preghiere può ospitare sino a 25 mila persone e la spianata antistante più di 80 mila. Un'opera colossale che è diventata, anche per i turisti, una delle maggiori attrattive. Una visita assolutamente da non perdere.