INTERVISTA / L'AUTORE
Fancelli:"il dovere di rispettare
la libertà del nostro prossimo"
di Rodolfo Fiorilla
Professor Fancelli, come si conciliano i termini di speranza ed utopia?
Penso che su questo tema valga la pena di rifarsi a quanto dico nel libro a pagina 45:
"la speranza, concepita come principio morale, implica l'aspirazione alla
libertà etico-politica, intesa non solamente come diritto, ma anche come il
preciso dovere di rispettare la libertà del nostro prossimo. E, alla luce
di questo punto di vista, non è difficile convenire sulla priorità logica
della speranza sull'utopia, considerata come ideale politico da perseguire
e che è perseguibile, sempre che non se ne faccia un mito, una struttura perfetta
della società umana, allo stato non raggiungibile oltre i confini
della fantasia.
La cultura, che nel mondo di oggi è ancora appannaggio di élite, quanto può aiutarci
a superare le illusioni di cui si alimenta anche la speranza?
La cultura che, non solamente nel mondo contemporaneo, è sempre stata
appannaggio di minoranze, oggi può a fatica superare le illusioni o,
meglio, le velleità di cui si alimenta la stessa speranza. Anche in questo
campo, gravissima è la responsabilità dei mass-media i quali, fondando la
propria condotta sulla quantità e non sulla qualità (si pensi
all'importanza che si attribuisce all'audience) mettono ai margini proprio
quella cultura che potrebbe essere liberatrice e autentico fondamento di
tutti i valori morali.
E' ancora possibile, al di là di ogni egoismo, amare il proprio tempo?
E' tanto evidente che tutti noi, se ne sia consapevoli o meno, amiamo il
nostro tempo che è sufficiente mettere in evidenza che anche le più
spietate condanne del presente non sarebbero possibili e non avrebbero
senso se non fossero alimentate dalla speranza che le nostre attuali
condizioni di vita potranno, un giorno, divenire migliori.
Quali responsabilità hanno i mass media nell'acuirsi della crisi dei valori morali,
che è uno dei problemi di fondo della nostra epoca? E perché si può parlare oggi più
che di democrazia di telecrazia?
I mass media assediano l'uomo, e soprattutto i giovanissimi, con i loro
messaggi (neutri soltanto in apparenza). E infatti si tratta si una vera e
propria "persuasione occulta" che giustifica quell'espressione telecrazia
con la quale si raffigura la politica dei nostri giorni. Ciò spiega la
responsabilità della televisione e, in genere, di tutti mezzi di
comunicazione di massa che ci bombardano di notizie, aggravando la crisi di
quei valori morali che, a distanza di mezzo secolo, erano già stati messi
in discussione, in conseguenza delle due guerre mondiali.
Si può parlare di una speranza in senso laico, in contrapposizione alla
speranza intesa come virtù teologale?
La speranza in senso laico si differenzia dalla virtù teologale ma non vi
si contrappone. Anzi, al limite, possono i due termini identificarsi, tanto
è vero che non solamente la speranza, ma anche la fede può fondarsi sulla
ragione dell'uomo e sui valori di libertà e di solidarietà.
Cosa c'è oltre la speranza "utopica"?
Oltre la speranza utopica o, meglio, l'impegno di tutte le élites ad
operare in un mondo migliore, c'è la prospettiva di un domani, magari
lontano, in cui i valori di libertà e di giustizia ci aprano un orizzonte
più sereno e meglio vivibile.
La democrazia, lei sostiene, è la sola utopia concreta per la quale ci si
possa adoperare. Come?
L'espressione "utopia concreta" risale ad Ernest Bloch , il quale, com'è
noto, vedeva nel comunismo l'obbiettivo della propria speranza. Ma, pur
essendo nato prima della caduta del muro di Berlino, ne ha fatto
personalmente le spese quando fu costretto al suo secondo esilio: quando,
cioè, dovette abbandonare la "Germania dell'Est" a causa delle proprie
convinzioni eretiche. La democrazia nel suo significato integrale supera
quella realtà politica largamente diffusa che, ben a ragione, Norberto
Bobbio definisce "democrazia reale" analogamente alla degenerazione del
socialismo di quei paesi comunisti che lo stesso autore definisce di
"socialismo reale". La democrazia autentica è il solo obbiettivo che valga
la pena di perseguire attraverso un processo di educazione di tutti i
cittadini che dovrebbero, in primo luogo, superare l'egoismo che è
tutt'altra cosa dell'amore di sé (quell'amore di sé che è sempre altruismo,
partecipazione alla cultura intesa soprattutto come amore del passato, del
presente e proiezione verso l' avvenire);in secondo luogo, è l'opera delle
élites, intesa a dar vita ad una società in cui si avveri un autentico
liberalsocialismo.