RUMORI: ECCO LA LEGGE
Spetta ai comuni
l'intervento decisivo
di Rodolfo Fiorilla
Il rumore è la quinta fonte di preoccupazione, nei fattori di salvaguardia dell'ambiente, dopo il traffico, l'inquinamento atmosferico, la protezione del paesaggio e la gestione dei rifiuti. Un quarto della popolazione europea, cioè oltre 80 milioni di persone, è esposta a rumori diurni continuati dovuti principalmente al traffico stradale, a quello ferroviario ed aereo. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha fissato i limiti accettabili di sopportabilità del rumore per l'uomo in 70 decibel di giorno e 64 decibel di notte, valori che invece, in molte zone del territorio italiano, superano il livello dei 75.Nel nostro paese almeno una persona su due vive in un ambiente troppo rumoroso e una su sei è sottoposta ad un inquinamento acustico tale da riceverne disturbi alla la salute. Se il silenzio assoluto è un'utopia (anche nei deserti e ai confini artici la quiete sonora non è mai totale) l'obbiettivo da perseguire per ottenere meno rumore è il miglioramento della comunicazione acustica, indispensabile per la tranquillità e la salute dell'uomo, ottenibile soltanto abbassando o attutendo il volume. E' quanto si prefigge la recente normativa, con tutti i limiti e le difficoltà di applicazione che ne derivano. La svolta nella politica italiana di prevenzione del rumore si è avuta tre anni fa con l'approvazione della legge quadro sull'inquinamento acustico. Questo riordino legislativo quali effetti pratici ha avuto? E' la prima domanda che abbiamo rivolto al sottosegretario del ministero per l'Ambiente, onorevole Valerio Calzolaio.
Sul piano amministrativo la legge ha imposto a varie amministrazioni centrali e periferiche una serie di comportamenti per prevenire e risanare l'ambiente dal troppo rumore che ci circonda. Il Governo ha fatto la sua parte, ora tocca alle regioni legiferare e ai comuni predisporre i piani di risanamento. E' importante, anche sul piano psicologico, che i cittadini acquisiscano maggiore consapevolezza dei problemi derivanti dall'inquinamento acustico e si convincano della necessità che tutti dobbiamo cominciare ad abbassare un po' il volume.
Come si colloca la nostra legislazione nel quadro europeo? Siamo più o meno bravi degli altri?
L'Italia è stata recentemente definita come il paese più motorizzato. L'inquinamento acustico è legato soprattutto al sistema di infrastrutture dei trasporti e, per oltre la metà, deriva dal traffico autostradale, aeroportuale e ferroviario. L'Italia quindi soffre quanto e più degli altri paesi a causa dell'inquinamento acustico e sono molti i cittadini che denunciano disturbi acuti, legati allo stress, con effetti di medio e lungo periodo. La nostra legislazione è oggi fra le più avanzate e comincia ad essere attuata. Ma le leggi da sole non bastano a limitare l'espandersi dei rumori che ci affliggono, nelle grandi città ma anche nelle zone rurali e suburbane.
Quali sono gli strumenti di cui dispongono governo, regioni, comuni eprovince per garantire il rispetto delle norme in vigore ?
Da una parte le leggi non bastano perché le leggi descrivono norme generali ed astratte. Non credo che il rumore si ridurrà per legge. Ciò che bisogna cambiare sono i comportamenti quotidiani. Le norme devonoconcretizzarsi nei controlli ambientali, che vanno incentivati soprattutto nelle Regioni dove si registra un certo ritardo nell'adottare strumenti adeguati a garantire il rispetto delle leggi. Il codice penale non prevede ancora il "delitto contro l'ambiente".
A chi si può appellare il cittadino quando vuole denunciare il fastidio o l'intollerabilità di un rumore che lo perseguita?
Ci sono delle norme nel codice civile e nel codice penale che consentono la lotta contro i rumori molesti. In parte vengono applicate (ci sono state delle sentenze interessanti in questi ultimi decenni a tutela del cittadino). Spesso però la vicenda giudiziaria è lunga ed incerta. Io non suggerirei la via giudiziaria alla riduzione del rumore. E' anzitutto un problema di buona educazione e di correttezza di comportamento fra vicini. Ogni nostra attività comporta, di riflesso, un impatto acustico che, se infastidisce altri cittadini, non può essere neutralizzato se non da un intervento specifico dei Comuni. Dobbiamo abituarci a rispettare l'esigenza di tranquillità di chi ci circonda, siano essi vicini o persone costrette a subire, per strada, in pizzeria o in discoteca, rumori molesti.
Si possono fare altri esempi : il traffico intenso su un'autostrada che fiancheggia centri abitati , una caserma di Vigili del fuoco i cui automezzi escono a sirene spiegate, di giorno e di notte .... Cosa può fare il cittadino, a chi può rivolgersi per ottenere la cessazione o l'attenuazione dei rumori generati anche da i servizi pubblici?
Due sono i soggetti a cui rivolgersi: all'autorità giudiziaria da un lato e al proprio Comune dall'altro. Se c'è un comportamento di un singolo cittadino che viola la legge l'autorità giudiziaria è tenuta ad intervenire. Quanto ai Comuni, quelli dotati almeno di un regolamento specifico, non c'è dubbio che debbano applicare i dovuti controlli e le relative sanzioni.
Quali sono le sanzioni amministrative previste?
Quelle la cui entità è stabilita per legge . Ma occorre collegare la sanzione alla specifica violazione di un regolamento comunale o di altro decreto in vigore.
Il rumore, si dice, è uno dei principali rischi di invecchiamento e agisce su tutto l'organismo. Il consiglio da dare qual è : abbassare il volume?
Certamente. Essere consapevoli, ad esempio, dell'effetto che si provoca parlando troppo forte...noi spesso subiamo i danni dei rumori, ma a nostra volta ne generiamo altri, utilizzando troppo il mezzo privato, urlando senza tener conto dei vicini. L'eccessivo rumore è legato alla civiltà delle macchine e ad un certo tipo di industrializzazione. Per comunicare meglio non serve alzare la voce.
Quali azioni esplica, in questo campo, il Ministero dell'Ambiente?
Il Ministero ha cercato di introdurre novità che non esistevano proprio nella nostra legislazione e anche in quella di altri paesi europei, l'abitudine cioè a porsi la questione di come combattere i rumori. Faccio ancora un esempio: gli antifurto non devono per forza essere di tipo acustico, possono essere di altra natura e ciò per facilitare la quiete notturna non solo a Torino, dove c'è stata una vicenda giudiziaria, ma in tante altre città italiane. Oggi è possibile ricorre-re a nuove metodologie per ridurre il rumore grazie all'impiego di materiali assorbenti lungo le strade, nei pressi delle ferrovie e degli aeroporti.
La strada del risanamento è ancora lunga?
Direi che è lenta per via dei limiti posti dai problemi di prevenzione, che comportano anche spese non indifferenti. L'importante è che si sia riusciti ad invertire la tendenza. Negli ultimi decenni l'inquinamento acustico risultava leggermente superiore, ogni anno, a quello precedente. Mi auguro che entro il 2000 si cominci invece a scendere.
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La risposta del Governo, per bocca del sottosegretario Calzolaio, è chiara: spetta alle regioni legiferare (nell'ambito della legge quadro) e ai comuni predisporre piani antirumore, indetificare cioè le fonti del grave disturbo ed eliminarle. Gli strumenti peraltro ci sono già, sufficienti per legittimare l'intervento del sindaco e della Asl. I cittadini afflitti dal grave disturbo dell'inquinamento acustico possono rivolgersi alla amministrazione comunale competente per territorio e alla Azienda sanitaria locale entro la cui giurisdizione si manifesta il rumore, per chiedere un intervento risolutivo. E' nella facoltà del sindaco e della Asl ordinare l'immediata eliminazione dell'inconveniente. Non ci sono impedimenti per una azione efficace: il primo cittadino (o l'assessore all'ecologia, dove esista) possono addirittura ordinare la chiusura di un tratto di autostrada. Occorre solo avere la volontà di agire. E se vi fosse riluttanza o venissero opposti pretestuosi rifiuti alle richieste dei cittadini? Questi ultimi possono rivolgersi alla magistratura e segnalare il comportamento carente degli enti sollecitati. I responsabili dovranno poi risponderne di fronte alla legge.
Dall'udito al cuore
le patologie del rumore
di Laura Marsilio Amigoni
Inquinamento acustico. E' una piaga che affligge ormai una larga parte della popolazione. Un italiano su dieci ha problemi d'udito causati dal rumore.Come difendersi dal rischio di perniciose conseguenze sulla salute? Il primo passo da compiere è, senza dubbio, quello di valutare il carico di rumore che le nostre orecchie debbono sopportare nel corso di una giornata tipo. Se la situazione si presenta a rischio, occorre ricorrere ad un immediato controllo medico.Attendere la comparsa di sintomi evidenti di danni all'udito - come perdita della capacità di distinguere le parole in una conversazione a più voci o la comparsa degli acufeni (i cosiddetti fischi nell'orecchio) - potrebbe essere troppo tardi. Nel frattempo, è meglio correre ai ripari e cercare di prevenire i danni: i doppi vetri sono un'ottima soluzione, si possono utilizzare anche tappi per le orecchie, senza però abusarne poiché potrebbero danneggiare il condotto uditivo. Ma quanti decibel riescono a sopportare le nostre orecchie? L'udito umano non risce a sopportare, nemmeno per un istante, suoni oltre i 140 decibel. Inoltre, gli effetti dannosi dei rumori si sommano nel tempo: un suono continuo può essere dannoso già a partire dagli 80 decibel (e il traffico intenso sfiora proprio questa cifra). Superati i 60/65 decibel si manifestano, inoltre, una serie di effetti decisamente dannosi per la nostra salute: ansia, disturbi dell'apparato ormonale e cardiovascolare, della capacità di concentrazione e del sonno. A Trieste, ad esempio, nei quartieri fortemente colpiti dall'inquinamento acustico si vendono quantità di tranquillanti due o tre volte superiori alla media. Al di là dei luoghi di lavoro o delle discoteche (per i quali esiste già una legislazione in merito), il vero problema è il rumore "di fondo"delle nostre città a cui difficilmente si riesce a sfuggire. Forse è una magra consolazione, ma è interessante sapere che insieme ai lettori che ci hanno scritto, ben il 53% degli italiani afferma che il traffico ed il rumore sono i maggiori nemici di una buona qualità della vita.