Non più code nei negozi, né orari di apertura e chiusura da conciliare con le esigenze del lavoro e della famiglia. Oggi si può acquistare di tutto, spesso risparmiando, e con la più ampia scelta, accendendo il proprio computer e collegandosi a Internet. Libri, dischi, viaggi, orologi, programmi software e hardware, lampadari e persino prelibatezze gastronomiche sono in offerta sugli "scaffali" della Rete e in pochi giorni possono essere recapitati a casa vostra, digitando gli estremi della vostra carta di credito. Il bello è che nei cybershop si può accedere a tutte le ore: si tratta in pratica di negozi virtuali dove è possibile fare acquisti 365 giorni all'anno 24 ore su 24. Già non si contano più le librerie on line (la più famosa e fornita è senz'altro www.amazon.com), dove spesso risulta più facile trovare un testo a lungo vanamente ricercato nei negozi della propria città. Dopo aver avuto a lungo uno sviluppo in ambito quasi esclusivamente accademico, ora Internet si è trasformato in un vero e proprio fenomeno di massa. Articoli di ogni genere e servizi sono ormai a disposizione di tutti i "surfisti" della Rete e gli esperti prevedono un aumento del totale delle vendite su Internet di circa 250 milioni di dollari ogni anno. Il tutto, inoltre, in un ambito che non è più circoscritto al territorio nazionale ma è esteso a tutto il pianeta, con il conseguente abbattimento di confini e il superamento del concetto-caposaldo del diritto della sovranità territoriale. Ne discende una sostanziale inadeguatezza delle vigenti normative nazionali a far fronte alle conseguenze derivanti da questo commercio elettronico di massa e senza frontiere; infatti, i codici e le leggi dei vari Stati, promulgati quando le transazioni avvenivano in un mondo fatto di penna ed inchiostro, non sono in grado di regolare e disciplinare tale fenomeno di informatizzazione del commercio. Attualmente, vi sono enormi lacune normative ed è difficile, allo stato delle cose, ipotizzare una qualsivoglia forma di regolamentazione. In sostanza, ci si rende conto che bisogna intervenire al più presto, ma non si sa come regolare questo intervento. E, come se non bastasse, i Parlamenti nazionali sono messi in costante affanno dalla rapidità della tecnologia, che ogni giorno fa passi avanti inaspettati. Non solo i singoli Stati sembrano essere seriamente impegnati sul fronte delle transazioni elettroniche, ma anche molte organizzazioni internazionali, come l'ONU o l'ICC, hanno pubblicato e continuano a lavorare su interessanti progetti che fanno trapelare l'interesse della comunità internazionale degli Stati a queste nuove problematiche di diritto informatico. Di recente, la UNCITRAL (United Nations Commission on International Trade Law) ha intrapreso un tentativo per rendere più sicuro il commercio elettronico, mediante l'elaborazione dell' UNCITRAL's Model Law on Electronic Commerce, una serie di regole per orientare i potenziali utenti di questo nuovo ed ormai diffuso tipo di business. Il Model Law comprende solo due capitoli di 17 articoli in tutto: nel primo viene preso in esame il commercio elettronico in generale, nel secondo invece, viene considerata più specificamente la problematica del trasporto dei beni acquistati attraverso le procedure elettroniche. Emerge chiaramente da questo progetto la volontà delle Nazioni Unite di dare suggerimenti ai legislatori nazionali, offrendo una serie di regole in grado di rimuovere gli ostacoli legali e di promuovere una maggiore sicurezza per il commercio elettronico, con la diffusione di questo modello-guida che non a caso è un Model Law piuttosto che una vera e propria Convention e che senz'altro rappresenta un punto di riferimento per gli addetti ai lavori, pur con tutte le lacune del caso. Il commercio elettronico può essere diviso oggi in due grandi categorie, a seconda del tipo di network utilizzato e della natura delle parti della transazione. La prima categoria, la cosiddetta business-business, è caratterizzata dall'utilizzazione di network chiusi, come per esempio l'Electronic Data Interchange (EDI) con i suoi Trade Partner Agreements (TPAs) e dal fatto che, considerati gli elevati costi, compagnie o grosse aziende ne costituiscono i principali protagonisti. La seconda categoria, invece, è la business-consumer, che pone in relazione società, compagnie più o meno grandi, con semplici consumatori ed acquirenti che, utilizzando network aperti come Internet, scelgono di comprare al dettaglio beni tangibili od intangibili a prezzi più o meno considerevoli. Le vendite in network chiusi ed aperti, a loro volta, possono essere suddivise in due ulteriori categorie, a seconda del tipo di beni oggetto della compravendita. L'acquisto di libri, ad esempio, può facilmente rientrare nella categoria delle vendite di cose tangibili dal momento che beni tangibili (come i libri, appunto) vengono recapitati all'indirizzo del compratore, con prelievo di denaro dal suo conto corrente. La seconda categoria, costituita dalle vendite di cose intangibili, è invece caratterizzata dallo scambio di beni intangibili, come per esempio software, programmi, informazioni, contro il corrispettivo di moneta elettronica o electronic cash, che ormai da tempo va diffondendosi, soprattutto negli Stati Uniti. E' logico supporre che nei prossimi anni questo processo di informatizzazione del commercio sia destinato ad una diffusione ad ancor più ampio raggio. E' chiaro poi che la maggior parte degli "affari" elettronici vede spesso lo scontro di diverse legislazioni applicabili, considerato il fatto che le parti di un contratto di vendita elettronico sono spesso situate in Paesi diversi. Per quanto riguarda l'utilizzazione commerciale di Internet, è bene rilevare che questo nuovo mezzo di comunicazione è caratterizzato da una evidente "de-geografizzazione", dall'assenza, cioè, di confini che, se presenti, potrebbero quanto meno localizzare gli utilizzatori del mezzo stesso di comunicazione. Una azienda-user, per esempio, potrebbe essere stabilmente locata in Italia ma rivolgersi tramite Internet anche al pubblico inglese o americano utilizzando annunci in inglese o in un'altra lingua e proponendo fattispecie contrattuali che rientrino in appropriati schemi giuridici. Il commerciante del Duemila può facilmente mantenere filiali informatiche su altri territori collegandosi ad esse attraverso, per esempio, l'utility "telnet". Il tutto chiaramente a vantaggio del volume degli affari che, data la raggiunta "presenza globale", è inevitabilmente destinato ad una crescita esponenziale. Ma presenza globale significa anche "scelta globale", possibilità cioè per i potenziali acquirenti di un più ampio margine di scelta tra articoli disponibili in altri Stati, prodotti che, a volte, non sarebbero disponibili sui mercati nazionali. Oltre al più ampio potenziale bacino di utenza per una vasta gamma di prodotti, il commercio elettronico comporta anche un evidente taglio dei passaggi commerciali fra il produttore originario ed il consumatore, riducendo in tal modo il costo del prezzo finale del prodotto ed assicurando al contempo una più rapida presenza del prodotto sul mercato e una maggiore concorrenza. Un altro merito del commercio elettronico, inoltre, è la cosiddetta volgarizzazione di una serie di prodotti e servizi che fino a pochi anni fa erano alla portata solo di pochi eletti. Esempi di questo tipo sono, fra gli altri, i servizi di directory, i servizi di contatto o contact services (servizi che mettono in contatto potenziali venditori con potenziali acquirenti) ed una vasta gamma di informazioni che, a pagamento, vengono messe a disposizione di eventuali clienti. Il tutto, inoltre, con una drastica riduzione della sconveniente distanza fra produttore e consumatore e,quindi, dei tempi di risposta delle parti commerciali. Molte aziende, pur non effettuando direttamente transazioni on line, assicurano on line ai propri clienti un'assistenza costante prima e dopo la vendita stessa, migliorando considerevolmente la qualità del general service, vale a dire di tutti quei servizi che non ineriscono strettamente la vendita ma che l'accompagnano.