Verso l'appuntamento elettorale @ 31 Jan 2018

Verso l'appuntamento elettorale senza guardare al passato?

di Guido Nicosia

 


Laudator temporis acti? Per carità non annoveratemi tra i nostalgici dei tempi andati. Non pensate al vecchio rompiscatole che si volta indietro, incapace di guardare avanti, per rimpiangere un passato che egli reputa ricco di qualità e irrimediabilmente perduto. A che serve indugiare alla lingua dei padri, scomodare l'ars poetica di Orazio quando non ha senso pretendere autorevolezza sfoggiando locuzioni in una lingua - il latino - che è morta e seppellita per sempre? Oggi non è più tempo di masturbazioni letterarie. Oggi si parla inglese. Ma che dico, si va oltre, nell'era della banda larga, della fibra e dello smartphone regna la sintesi estrema. Il linguaggio fatto di contrazioni di WhatsApp che in un batter d'occhio, intelligibile per tutti, varca gli oceani e, in tempo reale, trasporta immagini, ferme e in movimento. Il bel paese dove il "si" suona? Quisquiglie! Dante Alighieri? Chi sarà mai stato costui! Oggi "andiamo a comandare". Imperversano Rovazzi e il rap, Max Pezzali da Pavia, Nek e Renga, poi, giù giù (o, forse, su su), fino allo slang di Clementino. Sono loro a trionfare sul piccolo e grande schermo, sui social. Nascono nuovi miti. Mutano i costumi, cambiano i valori. Guai a fermarsi. Chi ha detto "non ti curar di lor ma guarda e passa" ? Sciagurato. No, non mi sono lasciato sorprendere. Ho messo al bando la cultura parruccona, i cosiddetti classici, il retaggio arcaico delle facoltà umanistiche, la consuetudine dei libri. I tomi austeri e di ardua lettura giacciono impolverati nella vecchia libreria. Ed io, malgrado la veneranda età e gli inevitabili acciacchi, mi ritrovo ogni giorno, con giovanil baldanza dello spirito, a smanettare sul tablet e sullo smartphone, sempre più assetato di "giga" , impegnato ad esplorare a fondo la rete. Dalle vetrine virtuali di Amazon alle molteplici ingannevoli impasse della piattaforma Rousseau. Dei suoi disinvolti "gestori", pasticcioni, Casaleggio e Di Maio. Ad inseguire i record surreali delle visualizzazioni su you tube, capaci di locupletare imberbi "paperoni", frequentatori del web, improbabili testimonial di un divenire che trascende la loro verde età. Dunque mi sono adeguato. Mi sento al di sopra di ogni sospetto. Riesco perfino ad indignarmi, con moderazione, alle notizie delle efferate aggressioni messe in atto da molteplici gang di minorenni, compiacendomi, senza enfasi eccessiva, quando apprendo che alcune delle vittime ce l'hanno fatta, sono in ospedale ma fuori pericolo. Mi scandalizzo si, ma con ragionevole distacco, alla notizia che uno stimato professore di un liceo dei padri gesuiti, di cui è stato vicepreside, nella capitale, ha violato le "virtù" (essendosene innamorato!) di una allieva quindicenne. E resto indifferente, a tratti perfino infastidito, lo confesso, dalla gratuita logorrea di vari esperti, inguaribili passatisti, psicologi, giuristi, docenti, giornalisti, opinionisti, si fa per dire, e chi più ne ha più ne metta, che fanno a gara a trinciar giudizi e pronunciar condanne, assisi sulle confortevoli poltrone del salotto pomeridiano di Rai Uno. Il mondo non è più quello di una volta. Occorre prendere atto del cambiamento.


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